18 set 2018

pulizia scarichi domestici

Non so se capita anche a voi di avere gli scarichi lenti, soprattutto quello del lavandino della cucina e quello della doccia. A me capita soprattutto nel lavandino della cucina, onestamente non so darmi una spiegazione dato che cerco di fare molta attenzione affinché i residui di cibo non finiscano giù per i tubi ... comunque ho provato ad utilizzare alcuni prodotti in commercio senza riuscire a risolvere il mio problema. Anzi, l'ultimo prodotto che ho usato (Mister Muscolo) mi ha macchiato il lavandino. Ho deciso quindi di optare per un rimedio più naturale, che ovviamente non ha risolto del tutto il mio problema, ma d'altro canto non lo hanno fatto neanche i prodotti chimici. Almeno però non rischio di rovinare la superficie dei sanitari o di respirare cose nocive.  

OCCORRENTE:

1. un bicchiere di sale grosso
2. un cucchiaino di bicarbonato
3. una pentola di acqua bollente
 
PROCEDIMENTO:

Versare il sale direttamente all'imbocco dello scarico del lavandino, aggiungere il bicarbonato ed in fine, facendo molta attenzione, versare lentamente l'acqua bollente.

Il mio scarico è rimasto libero per circa tre mesi!

16 apr 2018

Steroli vegetali alleati della salute

Gli steroli vegetali sono sostanze grasse di origine vegetale presenti principalmente in oli vegetali,  frutta secca, frutta fresca e verdura. Gli steroli vegetali sono molecole capaci,una volta ingerite, di entrare in competizione per l'assorbimento da parte della parete intestinale con il colesterolo ingerito con i cibi. Questo accade perché i villi intestinali riescono ad assorbire più facilmente queste sostanze piuttosto che le parti di colesterolo introdotte con alimenti quali carne, uova,  latticini ecc...
Ne consegue che ingerire elevate quantità di steroli vegetali vuol dire automaticamente abbassare il tasso di colesterolo nel sangue. Ma che quantità di steroli vegetali bisogna ingerire per poterne sfruttare gli effetti benefici? Le quantità di frutta e verdura da mangiare giornalmente a tale scopo è davvero molto elevata; così elevata da poter causare delle forti coliti dovute all'accesso di fibre ingerite (l'assunzione in eccesso di ogni alimento ha sempre delle controindicazioni, anche se si parla di frutta e verdura). In commercio esistono diversi integratori, ma anche madre natura ci offre il suo aiuto. Ci sono dei cibi che sono naturalmente ricchi di steroli vegetali, tra questi possiamo trovare: le taccole o piattoni (piselli il cui guscio non è ancora maturo e quindi è tenerissimo), i broccoli, i cavolfiori, i cavolini di Bruxelles, le olive e l'olio extravergine di oliva.
Un altro cibo ricco di steroli (non di origine vegetale) sono i crostacei.


26 ott 2017

Burro, oli e margarina

Quando devo cucinare oppure condire una pietanza mi chiedo: cos'è meglio utilizzare? Olio? Ma quale? Burro? Oppure margarina? Ovviamente la risposta non è semplice e non solo in merito al gusto. Bisogna pensare ai grassi che contengono (quelli "buoni" e quelli "cattivi"), alle calorie, al modo in cui vengono preparati, al punto di fumo  e chissà a quante altre cose ...
Prima di tutto è bene distinguere tra i condimenti di origine animale e di origine vegetale. Tra i primi rientrano ovviamente il burro, e il lardo; tra i secondi gli oli di varia origine (di semi, di oliva) e la margarina.

Il BURRO è un alimento altamente energetico e contrariamente a quanto si pensa ha meno calorie dell'olio d'oliva in quanto contiene una grande quantità di acqua [1].  La composizione tipica del burro che si trova in commercio è definita dal Codex Alimentarius [2] e prevede:
grasso: minimo 80% con fosfolipidi (0,35%) steroli (0,21%) acidi grassi liberi(0,12%) 
acqua: max 16%
Solidi non lipidi : max 2% di cui lattosio (0,5-1,0%), proteine (0,4-0,8%), sali (0,1-0,2%)
Il burro è un alimento ricco di vitamina A e di sali minerali e, come tutti i grassi animali, ha un elevato contenuto di colesterolo.
Attenzione: il burro ha un punto di fumo molto basso (temperatura di cottura alla quale i grassi cominciano a liberare sostanze tossiche) quindi, a mio avviso, è meglio consumarlo crudo.

Parlare di OLI è piuttosto complesso, basta pensare che esiste la O N A O O - Organizzazione Nazionale Assaggiatori Olio D'Oliva. Semplificherò la mia riflessione basandomi su una spiegazione del Prof. Mario Macchia, docente di Agronomia e Coltivazioni Erbacee del Dipartimento di Agronomia dell'Università di Pisa. Cominciamo con la distinzione tra olio extra vergine di oliva e olio di oliva.
L'olio extra vergine di oliva deriva esclusivamente della spremitura meccanica dell'oliva ed è caratterizzato da un'acidità sempre molto bassa; l'olio d'oliva è invece costituito da una miscela di oli vergini (cioè provenienti da una spremitura meccanica dell'oliva ma non necessariamente da un'acidità bassa come l'extra vergine) con aggiunta di un olio (sempre ottenuto dall'oliva) che è stato trattato con sostanze basiche e ha subito altre modificazioni al fine di diminuirne l'acidità. 
Entrambi gli oli di oliva hanno un punto di fumo elevato sono quindi ottimi per le fritture, ovviamente sono molto buoni anche usati a crudo. Contengono vitamine E, K, potassio, sodio, calcio, ferro e zinco...

In commercio si trovano anche diverse tipologie di olio di semi: girasole, arachidi, mais, palma, cocco, grano, riso, lino ecc. Tutte queste tipologie di oli sono sottoprodotti della lavorazione industriale dei semi di origine.
Gli oli di semi sono estratti soprattutto tramite solventi (in pochissimi casi, come nel girasole, sono estratti con mezzi meccanici) subiscono diversi processi di raffinazione prima di essere considerati commestibili: rimozione di mucillagini, deacidificazione, correzione del colore, eliminazione delle cere. Esistono inoltre varietà ibride di girasole con un'alta percentuale di acido oleico, anche oltre l'85%, che rende l'olio, almeno per quanto riguarda la composizione acidica, simile a quello di oliva; purtroppo i metodi di estrazione e lavorazione non lo rendono qualitativamente paragonabile a quello d'oliva. 
Gli oli di cocco e di palma (detti anche oli tropicali) sono caratterizzati da un alto punto di fumo (240°), questo li rende idonei ad essere impiegati per friggere più volte senza causare cattivi odori e sapori. A differenza di molti oli di semi, quelli di cocco e palma non vengono estratti con solventi ma per pressione, anche se dopo questo processo devono comunque seguire l'iter degli altri oli di semi per diventare commestibili. 

Fra i grassi vegetali rientra anche la MARGARINA, la quale è costituita da due parti: una lipidica (oli e grassi) e una acquosa mescolate al fine di raggiungere una consistenza solida, questo processo chimico viene definito idrogenazione. [3] Le materie prime utilizzate per la parte grassa sono principalmente vegetali e derivano da: girasole, soia, palma, cocco, arachidi (ma nella maggior parte dei casi vengono utilizzati gli oli tropicali). Possiamo affermare che la margarina è un grasso che non esiste in natura ma deriva da un mix di oli vegetali, talvolta con aggiunta di grassi animali, lavorati tramite processi chimici industriali. Oggi esistono anche margarine non idrogenate, ottenute mediante un processo fisico basato sull'uso di temperature e pressione adeguate, che separa i grassi saturi da quelli insaturi. La parte ricca di acidi grassi saturi ha una consistenza solida e mantiene le caratteristiche qualitative per molto tempo. A livello di calorie la margarina è molto simile al burro e per quanto riguarda il punto di fumo questo è molto basso. 


Personalmente io prediligo l'utilizzo dell'olio extra vergine di oliva sia per i condimenti a crudo che per la preparazione di pietanze cotte (se devo fare delle grandi fritture uso spesso l'olio di girasole facendo attenzione a non tenere la fiamma troppo alta); per quanto riguarda la scelta tra burro e margarina preferisco utilizzare il burro.




[1] 100 g di olio di oliva contengono circa 885 calorie, 100 g di burro contengono circa 716 calorie

[2] Il Codex Alimentarius è un insieme di regole e di normative elaborate dalla Codex Alimentarius Commission, una Commissione istituita nel 1963 dalla FAO e dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) il cui scopo è proteggere la salute dei consumatori e assicurare la correttezza degli scambi internazionali.

[3] reazione chimica dove viene addizionato idrogeno ad un substrato che può essere un elemento o un composto chimico, di regola in presenza di un catalizzatore. La reazione inversa è detta deidrogenazione.

12 giu 2017

Dieta Detox - funziona o è solo una moda estiva?

Quando si avvicina l'estate è molto facile imbattersi in diete dell'ultimo momento che promettono miracoli. Sempre più spesso si legge di diete Detox, ma cosa significa questa parola? Cercando su google la definizione ricorrente è:

 "termine inglese che vuol dire disintossicare, cioè liberare il proprio organismo da sostanze con effetto tossico. Detox è un termine a 360° e si riferisce alla disintossicazione, dall'alcol, dai farmaci, dalle droghe ma anche dal cibo ecc..."

Da questa definizione si può  notare che non vi è alcun riferimento alla perdita di peso corporeo, quindi quando parliamo di dieta detox ci si riferisce all'eliminazione dall'organismo di sostanze tossiche che possono essere presenti nei cibi che ingeriamo. Questo significa che se si vuole intraprendere una dieta detox non si deve pensare di perdere peso, a meno che ovviamente non la si abbini ad una dieta ipocalorica (da seguire sempre dietro le direttive di un medico, che sia un dietista o un nutrizionista) e a dell'attività fisica costante. 
Proviamo a capire che cosa si intente per tossine. La definizione è la seguente:

"sostanze prodotte da un organismo animale, vegetale o microbico che sono dannose per alcune specie. Una biotossina è un veleno prodotto dall'attività metabolica di alcuni esseri viventi, come i batteri che può causare alcune malattie."

Ma le tossine non sono tutte uguali. Le “tossine in generale” sono diverse dalle tossine che si possono trovare nel nostro corpo. Infatti le prime hanno a che fare con le sostanze velenose presenti nelle piante, negli animali oppure in dosi elevate di medicinali, alcol o droghe, mentre le seconde posso essere ricondotte principalmente a:
  • inquinanti ambientali
  • amalgami dentali di argento o mercurio
  • il mercurio contenuto nel pesce
  • tracce di alluminio presenti nei deodoranti
  • acqua o cibo contaminato
  • aria inquinata
  • ecc...
Leggendo questo elenco sembrerebbe quasi di essere sotto attacco da un numero indecifrato di tossine ma bisogna tenere ben presente che il nostro corpo lavora costantemente nell'eliminazione delle tossine: i reni, i polmoni e il fegato sono continuamente all'opera per rimuovere tali sostanze. Essi funzionano come dei filtri naturali senza i quali non potremmo sopravvivere.

Ma allora conviene fare una dieta detox? Appurato che cominciare una dieta detox non significa fare una dieta dimagrante cerchiamo di capire se può essere utile per purificare il nostro organismo. La Harvard Health Publications ha analizzato una dieta detox molto popolare in America e che sta arrivando fino in Italia: la Master Cleanse. Secondo questa dieta bisognerebbe iniziare la giornata con una tazza di acqua salata al mattino, bere una miscela fatta di acqua, sciroppo d’acero, pepe di cayenna e succo di limone durante il giorno e una tazza di thè durante la notte. Questo schema alimentare (nonostante la mancanza di sostanze nutritive) andrebbe seguito per 10 giorni. 
Secondo la Harvard Medical School non si riscontrano dati evidenti in merito al funzionamento di questa particolare dieta nella letteratura medica. Molti studi dimostrano però che un digiuno prolungato o diete estremamente ipocaloriche possono portare ad un dimagrimento anche molto veloce portato dall'abbassamento del metabolismo basale del corpo, ma cosa succede quando si interrompe una dieta di questo tipo? Ciò può provocare un rapido aumento del peso corporeo una volta che si riprende a mangiare normalmente. Per cui, invece di espellere le tossine, il risultato che si ottiene è quello di ridurre l’energia necessaria per vivere e di aumentare il peso fino ad arrivare a superare anche il peso che si aveva prima di iniziare la dieta.  Anche altre fonti[1] sostengono che non vi è alcuna evidenza scientifica dietro la tesi che le diete detox possono purificare l’organismo umano meglio di quanto possa fare esso stesso da solo.

Possiamo quindi affermare che l’unico modo sicuramente efficace per disintossicare il nostro corpo e quello di fornire a reni, polmoni e  fegato tutti gli "strumenti" necessari per funzionare correttamente. Probabilmente, il miglior beneficio che si può trarre dalla moda detox è aumentare il consumo di acqua rispetto alle nostre abitudini. Modificare il sapore dell'acqua con le ricette delle "detox water" con l’aggiunta di frutta, verdura o spezie può rendere il consumo di liquidi più gradevole senza ripiegare su bevande gassate o troppo zuccherate. 

Di seguito alcuni suggerimenti per queste bevande:

1. un litro di acqua naturale, 4 fettine di limone ben lavato, un pezzo di zenzero (lasciare in infusione da 2 a 24 ore in frigorifero)

2. un litro di acqua naturale, mezzo limone ben lavato, 5 foglie di menta, qualche fettina di cetriolo (lasciare in infusione da 1 a 24 ore in frigorifero)

3. un litro di acqua naturale, 1 lime tagliato a fettine, 1 pompelmo tagliato a fettine, 2 o 3 fette di ananas (lasciare in infusione da 3 a 24 ore in frigorifero)



[1] https://www.livescience.com/34845-detox-cleansing-facts-fallacies.html; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25522674; 
      http://www.health.harvard.edu/staying-healthy/the-dubious-practice-of-detox









14 feb 2017

Il Lievito di birra



Che cos'è il lievito di birra

Il lievito di birra si ottiene attraverso la selezione di microrganismi viventi, i Saccharomyces Cerevisiae, che vengono coltivati e fatti fermentare su un substrato di malto (orzo germogliato) all'interno di fermentatori dove si moltiplicano migliaia di volte. Alla fine di tale processo, le cellule vengono separate dal substrato nutritizio, lavate ed essiccate ad una temperatura che non supera i 40 gradi centigradi. Questo lievito viene chiamato “di birra” in quanto è un residuo della fermentazione della birra, ma si può trovare anche altrove, per esempio sulla buccia di alcuni frutti.

Proprietà del lievito di birra

Le proprietà benefiche, nutrizionali e cosmetiche del lievito di birra – nonché le controindicazioni – sono molteplici: questo prezioso alimento vanta, infatti, proprietà nutritive e terapeutiche, in grado di apportare benefici alla salute dell’organismo. Il lievito di birra costituisce una fonte ricca e completa di vitamine del gruppo B[1] e di molte proteine ad alto valore biologico. È ricco di minerali, tra cui magnesio, fosforo, potassio, ferro, calcio e selenio; ha quindi un’azione rimineralizzante che aiuta a combattere l’astenia [2]. Per la presenza di selenio e di beta-glucani, gli si attribuiscono proprietà anticancerogene. La presenza di cromo ne fa un prodotto utile ai diabetici. Il cromo normalizza la glicemia e aumenta la sensibilità dell’insulina ed è anche in grado di normalizzare i lipidi del sangue. Ha potere disintossicante nei confronti del fegato ed è alleato di tutto l’apparato tegumentario, cioè di capelli, pelle, ciglia, unghie. Aiuta a combattere alcuni inestetismi cutanei, in particolare l’acne e le dermatiti. È utile al sistema cardiovascolare e metabolico perché contribuisce a tenere pulite le arterie e facilita l’azione dell’insulina. Aiuta in oltre a ripristinare la flora batterica intestinale favorendo la regolarità intestinale (è indicata l’assunzione in caso di stitichezza – che è possibile combattere bevendo molta acqua - o in seguito a una terapia a base di farmaci).  Questo alimento stimola le difese immunitarie, grazie al contenuto di vitamine del gruppo B e, in caso di anemia, facilita la formazione di globuli rossi.

Curiosità

Le proprietà del lievito di birra erano note già nell'antichità. Esistono chiari riferimenti a questo prodotto, che veniva utilizzato per depurare l’organismo e per combattere le malattie epidemiche, già in un testo del 3.500 a.C.

Ricetta di bellezza

Il lievito di birra secco è perfetto per la preparazione di maschere naturali, sia per la pelle del viso sia per i capelli. Per ottenere una maschera per la pelle mista o tendenzialmente grassa basta versare un cucchiaino di lievito di birra in polvere in mezzo vasetto di yogurt naturale. Si otterrà una maschera cremosa da mettere sul viso (tranne contorno occhi) e tenere in posa per circa 10 minuti. Risciacquare con acqua tiepida.

Dosaggio

Il lievito di birra viene commercializzato (in farmacia, erboristeria e nella grande distribuzione) in varie forme: capsule, pastiglie, scaglie e anche liquido. Non esiste un dosaggio stabilito e riconosciuto da tutti, per questo è sempre meglio chiedere consiglio al farmacista o all'erborista o leggere attentamente le istruzioni riportate sulla confezione. È buona abitudine, come per tutti i farmaci e integratori conservare il lievito di birra in un posto asciutto e lontano da fonti di calore. Solitamente le compresse possono essere masticate o ingerite con un bicchiere di acqua, le scaglie invece possono essere consumate nell'insalata, nel riso o altri piatti. Il lievito di birra può essere assunto a qualsiasi momento della giornata, ma se assunto durante o alla fine dei pasti principali (colazione, pranzo e cena) dà modo alle sue vitamine B di colmare eventuali carenze vitaminiche del pasto, e di creare un ambiente nel colon favorevole allo sviluppo della flora batterica simbionte, ai danni di quella patogena, facilitandone la digestione e l’assimilazione dei principi nutritivi.

Controindicazioni e consigli

Come ogni integrato anche il lievito di birra può causare degli effetti collaterali anche gravi, se assunto insieme ad alcuni farmaci o in alcune categorie di persone, per questo motivo è sempre meglio chiedere consiglio al proprio medico prima di iniziare l’assunzione dello stesso. Il lievito di birra può infatti interferire con l’azione di antidepressivi IMAO, meperidina e farmaci ipoglicemizzanti. È opportuno consultare un medico in caso di: gravidanza o allattamento, malattia di Crohn, immunodepressione, allergie ai lieviti, infezioni frequenti a causa di lieviti e funghi (per esempio la candidosi: pare infatti che il lievito di birra possa peggiorare l’infezione di candida), diabete. Gli effetti collaterali a volte si presentano soltanto quando si superano le dosi consigliate, le quali solitamente sono ben tollerate dall'organismo. In questi casi, il lievito di birra deve essere consumato con moderazione e possibilmente non con cadenza quotidiana, in modo tale da limitare i possibili danni. Quando si assume il lievito di birra come integratore, è importante rispettare il dosaggio consigliato, soprattutto se la terapia intrapresa è di lunga durata. Quantità eccessiva possono risultare aggressive per la flora intestinale, esponendo l'organismo al rischio di infezioni e abbassandone le difese immunitarie.


[1] Con vitamina B si intende un gruppo di vitamine idrosulubili che hanno moltissime proprietà. Utili per il corretto funzionamento del fegato e del sistema nervoso, fanno bene anche alla pelle, ai capelli e agli occhi. Scopriamole meglio. Le vitamine del gruppo B sono dei veri e propri regolatori dell’organismo: bilanciano i livelli di colesterolo presenti nel sangue, aumentano il metabolismo corporeo, regolano la pressione arteriosa, migliorano la funzione cerebrale, la digestione, la memoria e la pressione sanguigna; inoltre favoriscono la salute di pelle, unghie e capelli. Queste vitamine sono molto importanti anche per gli sportivi, i bambini in crescita e le persone convalescenti, in quanto facilitano la trasformazione di proteine, carboidrati e lipidi in energia.

[2] L'astenia (dal greco ασθένος "privo di forza") è un sintomo che consiste nella riduzione di energia dell'individuo colpito. Si manifesta in numerose condizioni morbose, sia fisiche (quali anemie, epatiti virali, disturbi metabolici ecc...) che psicologiche (ad es. depressione).


26 gen 2017

Cristalli di zucchero, una delizia di "design. "

Molto spesso nei bar quando si ordina una tisana vengono portati dei cristalli di zucchero per dolcificarla. Mi sono più volte chiesta come vengono ottenute queste delizie di "design", così ho cercato un po' sul web e ho trovato questo articolo di Dario Bressanini che vi segnalo.

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/11/24/cristalli-di-zucchero/

Sono riportati diversi metodi per ottenere i cristalli, a voi la scelta e buon sperimento a tutti!!!!!

7 dic 2016

Mele natalizie

Vorrei proporre una ricetta abbastanza veloce per stupire i vostri commensali durante le feste natalizie usando prodotti di stagione.

Ingredienti per 4 persone:

4 mele rosse non troppo mature
1 o 2 cucchiai di burro
4 cucchiai di mandorle tritate grossolanamente
2 cucchiai di uvetta ammollata nel rum
4 cucchiai di marmellata di mele
1 cucchiaio di miele
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
zucchero a velo per decorare

Procedimento:

Accendere il forno a 180 °

Lavare e asciugare le mele. Tagliare la parte superiore a circa 1/3 dal picciolo (in modo da avere un piccolo "coperchio"),  svuotare le parti rimanenti con uno scavino lasciando almeno un cm di polpa. Cuocere la polpa in un pentolino (o al micro-onde) finchè non diventa un po' morbida.

Mescolare le mandorle con l'uvetta, la marmellata di mele, il miele, la cannella e la polpa di mela.

Riempire con il composto le mele scavate, aggiungere sopra una piccola noce di burro e chiudere con la parte di mela tagliata all'inizio (il piccolo "coperchio).

Ungere una teglia con una noce di burro o in alternativa mettere della carta forno sul fondo della teglia, posizionare le mele sulla teglia e cuocere per circa 20 minuti.

Servite tiepide con una spolverata di zucchero a velo.

BUON APPETITO


29 nov 2016

Dieta mediterranea, alleata della nostra salute

La dieta mediterranea è un modello nutrizionale ispirato ai modelli alimentari diffusi, a partire dagli anni 50 del XX secolo in alcuni paesi del bacino mediterraneo come l'Italia e la Grecia; tale modello si basa su alimenti tradizionalmente consumati in questi paesi come ad esempio cereali, frutta, verdura, olio di oliva, carne, pesce e latticini. Il concetto di dieta mediterranea è stato introdotto e studiato dal fisiologo statunitense Ancel Keys, il quale ne ha dimostrato i benefici effetti sulla longevità e sulla salute nel Seven Country Study. Le implicazioni storiche e antropologiche della dieta mediterranea hanno portato l'UNESCO alla sua inclusione dal 2010 nella Lista dei patrimoni culturali immateriali dell'umanità di Italia, Marocco, Spagna e Grecia; dal 2013 tale riconoscimento è stato esteso anche a Cipro, Croazia e Portogallo.
Da un recente studio italiano condotto dall'università Cattolica e della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, pubblicato sulle pagine dell'European Journal of Cancer Prevention, emerge che la dieta mediterranea protegge anche dai tumori della testa e collo, a condizione però che venga consumata con regolarità [1].
I tumori della testa e del collo colpiscono principalmente gli uomini  e si collocano al quinto posto per diffusione dopo il cancro della prostata, del polmone, del colon retto e della vescica. Alcol e fumo sono i maggiori fattori di rischio per queste neoplasie. Recenti ricerche italiane, tra le quali quella citata in precedenza, mostrano che la dieta mediterranea, basata principalmente sul consumo regolare di frutta, verdura, cereali, legumi, latte, yogurt, olio di oliva, un basso consumo di carne, a favore di un maggiore consumo di pesce e uova, associato ad un limitato consumo di dolci e moderate quantità di vino durante i pasti, può favorire la riduzione dei rischi di sviluppare un tumore nel distretto della testa e collo.
Lo studio dall'università Cattolica e della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma si è basato sul monitoraggio di 500 casi di pazienti con tumore della testa e del collo e di un gruppo di controllo di oltre 400 persone senza malattia; tali gruppi sono stati messi a confronto con una  medesima abitudine: la fedeltà a un regime alimentare basato sulla dieta mediterranea. La professoressa Stefania Boccia, dell’Istituto di Sanità Pubblica della Cattolica e una delle principali autrici della ricerca ,ha affermato che lo studio condotto conferma che seguire con fedeltà la dieta mediterranea riduce il rischio di tumori della testa e del collo. Dallo studio è ltresì emerso che solo il 10% degli italiani senza patologie tumorali sono assidui nel seguire la dieta mediterranea.
Di seguito riporterò alcuni esempi di menù da seguire in una giornata che rispecchino i dettami della dieta mediterranea:
esempio 1
colazione: tazza di latte con cereali; spuntino: yogurt magro; pranzo: insalata mista con uova, pane di segale, un frutto; merenda: yogurt; cena: pollo ai ferri con insalate di carote crude condite con un cucchiaio di olio extra vergine d’oliva, un bicchiere di vino rosso.
esempio 2
colazione: yogurt; spuntino: 4 o 5 noci e un frutto; pranzo: cous cous di verdure, pane integrale, frutta;  merenda: estratto di frutta; cena: bruschette con aglio e pomodoro, lenticchie al vapore con pomodoro, frutta
esempio 3
colazione: un caffè, una tazza di latte parzialmente scremato; spuntino: un frutto; pranzo: riso integrale con i carciofi , pesce ai ferri con contorno d’ insalata mista condita con olio extra-vergine d’oliva, aceto e sale; merenda: una spremuta di succo d’arancia; cena: 2 uova sode con contorno di di cicoria lessata, pane integrale e un frutto.


[1] http://www.fondazioneveronesi.it/articoli/oncologia/la-dieta-mediterranea-protegge-anche-dai-tumori-della-testa-e-del-collo


16 ago 2016

Da cartone del latte a porto vaso personalizzato

Un divertente modo per riciclare i cartoni di tetrapak? Trasformarli in colorati porta vaso!

Cosa serve:

- contenitore tetrapak lavato e asciugato
- pennarello
- forbici
- colori acrilici
- pennelli
- scotch trasparente largo
- spago
- ago da lana

Come procedere:

1. Dopo aver scelto il soggetto da realizzare disegnarlo sul tetrapak con un pennarello. Disegnare una linea alla'altezza desiderata lungo tutto il perimetro della scatola (tenendo conto dell'altezza che si vuole dare al porta vaso). Ritagliare solo il contorno superiore proseguendo lungo la linea tracciata.


2. Con il colore acrilico bianco ricoprire tutta la superficie in modo da coprile le scritte del tetrapak, se necessario ripetere l'operazione più volte.


3. Colorare il soggetto.

4. Con lo scotch trasparente largo ricoprire l'intera superficie in modo da renderla lucida e impermeabile.

5. tagliare lo spago della lunghezza desiderata e con l'aiuto dell'ago da lane praticare due forellini ai lati per far passare lo spago. Bloccare lo spago inserito con un piccolo nodino.

6. Inserire nel porta vaso la piantina e appendere.


LARGO SFOGO ALLA FANTASIA !!!!






4 ago 2016

Il basilico

Oggi voglio parlare di una pianta che si può vedere in molti  balconi: il Basilico. Il suo nome scientifico è ocimum basilicum, è una pianta erbacea annuale, appartenente alla famiglia delle lamiaceae, normalmente coltivata come pianta aromatica originaria dell’India e largamente usato nella cucina italiana, oltre che in quella asiatica. Sono state classificate circa 60 varietà di basilico, che si differenziano per l'aspetto e l'aroma (ad esempio: comune, genovese, greco, tailandese, messicano, lattuga, purple ruffles, minimum ecc...). Il basilico cresce rigoglioso quando il sole è abbondante e la temperatura si aggira tra i 20 e i 25° C; con temperature più alte necessita di una più alta umidità, e non resiste a temperature inferiori ai 10 °C. Necessita di annaffiature frequenti e di un suolo ben drenato, in quanto i ristagni d'acqua sono dannosi per le radici. Il periodo di fioritura è tra giugno e settembre. Per consentire una crescita rigogliosa e per allungarne il ciclo di vita le piante di basilico devono essere regolarmente cimate, asportando gli apici vegetativi e i fiori. Le differenti varietà hanno un numero variabile di oli essenziali che conferiscono alla pianta il tipico profumo nelle diverse sfumature. L'aroma caratteristico della specie comune, la più diffusa in Italia, è derivato dall'eugenolo[1] (sostanza chimica presente in grande quantità anche nei chiodi di garofano). Oltre all'eugenolo, il basilico contiene metileugenolo[2] ed estragolo[3] (23–88% negli oli essenziali), sostanze che si sono rivelate cancerogene su ratti e topi. Sebbene gli effetti sugli umani non siano stati studiati, gli esperimenti indicano che è necessaria una quantità molto superiore a quella cui normalmente si entra in contatto, affinché essa possa rappresentare un rischio per la salute dell’uomo.

Fatte queste doverose premesse è utile far presente che il basilico ha anche delle “proprietà benefiche”, infatti contiene calcio, ferro, magnesio, potassio, luteina e betacarotene, antiossidanti importanti per la salute della pelle, per facilitare la digestione e combattere gli stati infiammatori dell’intestino; inoltre sembra essere utile negli stati d’ansia e nelle sindromi da raffreddamento (sinusite, naso chiuso).  Le foglie vanno raccolte solo dalle piante adulte, più alte di 10 cm perché le piante più piccole contengono sostanze tossiche. Ottimo utilizzato a crudo conferisce un particolare aroma a pietanze cotte o crude. È utilizzato come infuso (una manciata di foglie fresche per 5 minuti in infusione in un litro di acqua calda, filtrare e bere durante la giornata) per combattere stati d’ansia, emicranie e tosse. In caso di raffreddore, naso chiuso o sinusiti può essere utile inalare l’aroma di qualche goccia di olio essenziale versato su di un fazzoletto.

[1] L'eugenolo è un liquido oleoso, quasi incolore o giallo chiaro, poco solubile in acqua e solubile nei solventi organici. Ha un odore piacevole, speziato, simile al chiodo di garofano. Questo olio essenziale si può estrarre dai boccioli fiorali, dalle foglie o da rametti della pianta dei chiodi di garofano.
[2] Dal punto di vista chimico il metileugenolo è un metabolita secondario ed è una delle molecole che donano al basilico il particolare sapore. Alcuni studi hanno dimostrato che la concentrazione di metileugenolo è maggiore nelle piante la cui altezza è inferiore a 10 cm mentre, se più alte questa molecola è meno presente rispetto all'eugenolo che, strutturalmente, è molto simile.

[3] L’estragolo è un fenilpropene cioè un composto organico naturale; è un costituente essenziale dell'olio essenziale del dragoncello, di cui compone il 60–75% dell'olio, ma lo si può trovare anche negli oli essenziali di basilico, pino, trementina, finocchio, anice e del syzygium anisatum. Recentemente l'INRAN ha condotto uno studio su tale sostanza, presente, tra l'altro, nelle tisane al finocchio riconoscendone la tossicità [http://ntp.niehs.nih.gov/testing/status/agents/ts-10259-v.html]

6 lug 2016

portapenne da scrivania

Durante un laboratorio creativo, per bambini di quarta e quinta elementare, ho proposto la realizzazione di un portapenne da scrivania partendo da una bottiglietta di plastica.

Ecco quella che ho realizza come campione da mostrare ai bambini.

Cosa serve:
-  una bottiglietta di plastica
-  forbici
-  pinzatrice
-  cartoncini
-  pennarelli
-  tanta fantasia!

Prima di tutto bisogna scegliere un soggetto, un animale, un mostro, una creatura di fantasia. Una volta identificato il nostro soggetto bisogna disegnarlo sul cartoncino, è importante che il soggetto abbia una bocca grande o delle grandi fauci! Ritagliare la bocca, con un pennarello disegnarla sulla bottiglia e ritagliarla con le forbici facendo attenzione a non tagliarsi con la plastica. Dopo aver colorato il nostro soggetto pinzarlo alla bottiglia con la pinzatrice. Volendo è possibile anche incollarlo ma la colla vinilica ci mette un troppo tempo ad asciugare e la colla a caldo potrebbe deformare la bottiglia, ecco perchè io ho scelto di usare la pinzatrice. Una volta finito il lavoro inserire penne, matite, pennarelli dalla bocca del nostro animale.


30 giu 2016

Riciclo creativo delle bottiglie di plastica

Navigando su youtube mi sono imbattuta in un video veramente bello sul riciclo delle bottiglie di plastica. Trovo alcune idee davvero splendide e di facile realizzazione.

Ecco a voi il video



Buon riciclo a tutti!!!

17 mag 2016

Le marche di cioccolato che schiavizzano i bambini

Si sente parlare molto spesso di come alcune multinazionali siano considerate il male del mondo. Secondo me tra le peggiori ci sono quelle "grandi marche" che sfruttano il lavoro dei bambini. 
Nel settembre 2015 è stata presentata un’azione giudiziaria contro Mars,  Nestlè e  Hershey con la motivazione che stavano ingannando i consumatori che inconsapevolmente stavano finanziando il lavoro schiavo infantile in Africa Occidentale. Nel documentario Slavery: A Global Investigation (http://topdocumentaryfilms.com/slavery-a-global-investigation/) si possono vedere le interviste fatte ad alcuni bambini che sono stati liberati, i quali hanno raccontato la loro terribile esperienza.

Aly Diabate, uno dei bambini liberati, ha raccontato:
 “Essere picchiato faceva parte della mia vita. Quando ti mettevano addosso i sacchi (di chicchi di cacao) e cadevano mentre li trasportavi, nessuno ti aiutava. Anzi, ti picchiavano finché non ti rialzavi”.

Nel 2001, la Food and Drug Administration aveva proposto di approvare una legislazione per l’applicazione sulle confezioni del marchio “slave free” (senza lavoro schiavo), ma prima che il provvedimento venisse votato l’industria del cioccolato, incluse Nestlé, Hershey e Mars, ha usato il suo denaro per bloccarla, promettendo però di porre fine al lavoro schiavo infantile nelle sue imprese entro il 2005. Questo avrebbe significato usare il lavoro schiavo per ancora 4 anni! Purtroppo questo importantissimo obiettivo è stato ripetutamente rimandato, al punto che si parla di eliminare tale sfruttamento nel 2020. Nel frattempo, il numero di bambini che lavorano nell'industria del cacao non è neanche diminuito, anzi, in base a un resoconto del luglio 2015 della Tulane University è aumentato del 51% tra il 2009 e il 2014[1]

Uno dei bambini liberati ha detto una frase piuttosto scioccante, che rende l'idea di quello che sono costretti a passare:
 “godete di qualcosa che è stato fatto con la mia sofferenza. Ho lavorato sodo per loro, senza alcun beneficio. State mangiando la mia carne”.

La situazione è stata denunciata da diverse testate giornalistiche tra cui: The Guardian, Daily Mail, Huffington Post, BBc ... Il Daily Mail ha sottolineato che i bambini impiegati in questa industria utilizzano anche strumenti e macchinari pericolosi con grandi lame (ovviamente senza dispositivi di sicurezza), portano i chicchi di cacao su lunghe distanze, lavorano per molte ore e sono esposti a pesticidi e ad altre sostanze chimiche pericolose senza indumenti protettivi. Secondo l’Huffington Post, le violazioni dei diritti dei bambini sono alla base di oltre il 70% della produzione mondiale di cacao. In base a un rapporto investigativo della BBC, centinaia di migliaia di bambini vengono comprati o rapiti e poi portati in Costa d’Avorio, il più grande produttore mondiale di cacao, dove vengono schiavizzati nelle piantagioni. Spesso i loro genitori vengono ingannati con la promessa che i loro figli andranno a lavorare in un paese lontano per poter mandare loro i soldi guadagnati, ma nella maggior parte dei casi non è così. I bambini non vengono pagati, non ricevono educazione, sono malnutriti e spesso non rivedranno più le proprie famiglie. 

Secondo le indagini condotte le 7 marche di cioccolato che utilizzano cacao proveniente dal lavoro schiavo infantile sono:

Hershey
Mars
Nestlè
ADM Cocoa
Godiva
Fowler’s Chocolate
Kraft

A questo punto mi viene spontaneo dire che prima di mangiare un pezzo di cioccolata sarebbe bene informarsi su come e da chi è stato prodotto, e soprattutto sul "lavoro" di chi.


[1]http://www.childlaborcocoa.org/images/Payson_Reports/Tulane%20University%20-%20Survey%20Research%20on%20Child%20Labor%20in%20the%20Cocoa%20Sector%20-%2030%20July%202015.pdf


5 mag 2016

Il latte fa bene o fa male?

In rete circolano molte notizie a sostegno della tesi che il latte faccia male. Proviamo a capirne di più. Alcune delle tesi maggiormente supportate negli articoli che sostengo che il latte sia un alimento dannosa affermano che:
1. l’uomo è l’unico essere vivente che continua a bere il latte anche dopo lo svezzamento; per gli altri mammiferi dopo quella fase dello sviluppo il latte diventa un alimento nocivo
2.  l’apporto di calcio proveniente dal latte vaccino può essere assorbito anche da fonti vegetali, di conseguenza il latte è un alimento facilmente sostituibile
3. l’assunzione di calcio proveniente dal latte non è fondamentale per il benessere delle ossa e per la prevenzione dell’osteoporosi
4. la caseina contenuta nel latte vaccino ha un effetto cancerogeno (soprattutto in riferimento al cancro alla prostata) e dà una dipendenza psico-fisica paragonabile a quella degli oppiacei 
Tutte accuse molto gravi che legittimano la domanda: Il latte vaccino fa male? Cerchiamo di capire cos'è e come è composto il latte. 
Secondo il R.D. 9/5/29 n. 994 e successive modifiche il latte alimentare è il prodotto ottenuto dalla mungitura regolare, ininterrotta e completa di animali in buono stato di salute e nutrizione; ovviamente rientra in questa definizione legale di latte alimentare, cioè quello destinato all'alimentazione umana, anche il latte vaccino. Sebbene il latte si possa ottenere anche dalla mungitura di altri animali come pecore, capre od asine, il latte vaccino è il più conveniente da produrre anche grazie alle tecnologie di mungitura costantemente migliorate nel corso degli anni. Sebbene ogni vacca abbia una composizione del latte diversa, a seconda di quello che mangia, il latte proveniente da tutte le vacche viene mescolato, ottenendo così una composizione media che si aggira intorno ai seguenti valori:
1. acqua per l’87,5% circa
2. proteine, tra cui la più rappresentativa è la caseina per il 3,5%
3. lipidi per il 3,5% 
4. zuccheri, in particolare il lattosio, per il 5% circa
5. sali minerali per l’1% circa (prevalentemente calcio)
Il contenuto in lipidi può variare, e in base alla sua percentuale abbiamo il latte intero tra il 2% e il 4% di grassi o il latte di alta qualità (oltre il 4%). Le scremature (parzialmente scremato, scremato) sono tecniche industriali che vengono applicate dopo la mungitura per ridurre il tenore dei grassi. Le mucche più "usate" dagli allevatori sono le Frisone, ma sono animali “standard” tenuti sempre nelle stalle, con un latte monocorde vista la loro monotona alimentazione, mais e soia. Diversi sono invece gli allevamenti di Podoliche, antiche mucche che hanno continuamente bisogno di pascolare, che hanno un latte con un sapore che richiama i profumi e i sapori delle migliaia di erbe con cui si nutrono: tarassaco, cicerbite, crespigni, gramigna, nulla a che fare con i pastoni preconfezionati di mais e soia. Parlando delle caratteristiche nutrizionali, abbiamo parlato anche di lattosio, cioè lo zucchero più importante del latte. Il lattosio viene sintetizzato direttamente dalla mammella della vacca, che prende i componenti dal sangue, ed ha funzione energetica. Il lattosio è anche presente nel latte materno, e tutti i bambini sono in grado di digerirlo grazie ad un enzima, la lattasi, che è in grado di scinderlo. In alcune persone, però, con l’adolescenza, questo enzima smette di essere prodotto: se manca, il lattosio non viene scisso e arriva nell'intestino crasso dove viene utilizzato come zucchero alimentare dai batteri e questo porta alla loro proliferazione e alla fermentazione dello zucchero, che crea irritazione e dolore intestinale, oltre che diarrea: questo processo da vita all'intolleranza al lattosio, di conseguenza l’individuo non è in grado di digerire il latte e i suoi prodotti derivati (formaggi, yogurt, gelati a base di latte …)

ATTENZIONE: L’intolleranza è una condizione che deve essere verificata da un medico tramite appositi test ed esami del sangue.

Esistono diverse alternative vegetali al latte, le quali sono consumate da chi segue una dieta vegana, e da chi è intollerante al lattosio. Chiariamo però che, come stabilito recentemente dall'UE, il latte vegetale non si può chiamare latte in quanto è di fatto un altro prodotto, spesso più grasso e con proteine (tranne quello di soia) di minor qualità nutrizionale rispetto al latte vaccino, e questo può portare a carenze nutrizionali specialmente nei bambini. Esistono diversi tipi di latte vegetale: di soia, di nocciola, di mandorla, di avena, di riso, che sono più digeribili ma non hanno il calcio. Una ricerca condotta presso il Saint Michael’s Hospital e che ha coinvolto più di 4 mila bimbi, in età tra 1 e 6 anni, ha confermato come le recenti abitudini “salutiste” di sostituire il latte vaccino con altre bevande vegetali, in realtà dovrebbero essere abbandonate per non incorrere in problematiche di carenze vitaminiche a danno dei bambini. Secondo lo studio, pubblicato sul Canadian Medical Association Journal, infatti, mentre il latte vaccino è ricco di vitamina D e calcio, questi nutrienti non risultano essere presenti nelle altre varianti di latte in commercio. Dalle analisi condotte dai ricercatori, inoltre, è emerso come una tazza di latte non vaccino predispone una riduzione del 5% nei livelli di vitamina D presenti nel sangue al confronto di chi, invece, consuma regolarmente del latte vaccino [1].
Tornando alle molte accuse rivolte al latte sembra che, anche se in molti siti si legge spesso “molte ricerche scientifiche”, “gli ultimi studi” (senza però la citazione di queste ricerche e/o studi), tali accuse siano prive di ricerche scientifiche che le supportino. Il rapporto dell’istituto di ricerca sul cancro, l’American Institute for Cancer Research [2], ha redatto un documento sulla relazione esistente fra alimentazione e cancro condivisa da tutta la comunità scientifica mondiale. Questa pubblicazione afferma che <<non c’è alcun legame fra una corretta e moderata assunzione giornaliera di derivati del latte e l’insorgenza del cancro. Addirittura è probabile che una dose adeguata di latticini prevenga il cancro al colon. I rischi, sempre basati su un dato probabilistico, si presenterebbero solo in caso di assunzioni superiori a 1,25 l di latte al giorno, che potrebbero causare insorgenze di tumori alla prostata>> (no che causano sicuramente). Di conseguenza bere latte equilibratamente, 2/3 porzioni al giorno come suggerito da nutrizionisti esperti, non solo non fa male, ma risulta addirittura una protezione per uno dei tumori ad altissima incidenza nella nostra società, il cancro al colon, secondo solo al tumore alla mammella.
Per quanto riguarda invece l’apporto di calcio, è vero che il latte non è l’unico alimento da cui si può assorbire questo elemento, infatti alcuni vegetali come broccoli o fagioli sono una fonte alternativa da cui attingere calcio, ma non possono sostituire completamente quello derivante dal latte, anche perché il calcio presente nel latte viene assorbito più facilmente dall'organismo rispetto a quello presente in altri alimenti. Dagli approfondimenti tratti dal “Libro bianco sul latte e i prodotti lattiero caseari” [3], si evince inoltre la stretta correlazione fra la diminuzione di apporto di calcio e l’incidenza di fratture ossee dovute a una carenza di minerali. Il calcio, infatti, al contrario di quanto sostenuto da chi dichiara che il latte vaccino fa male, resta un elemento fondamentale per la prevenzione dell’osteoporosi in età adulta.
Quindi, nonostante possa risultare strano che l’uomo sia l’unico mammifero che continua a bere latte dopo la fase dello svezzamento, come sostiene il Dott. Cavalli Sforza [4], illustre genetista, questo è solo un vantaggio che l’essere umano è riuscito a guadagnare nel lungo corso della sua evoluzione genetica. D’altronde l’essere umano è anche l’unico mammifero che cuoce i cibi e li combina tra loro (pasta, pane, zuppe, creme …), di questo però non ci meravigliamo!


[1] http://www.laricercascientifica.it/ricerca-neonati/il-latte-vaccino-fa-male/1865
[2] World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research. Food, nutrition, physical activity, and the prevention of cancer: a global perspective. Washington, DC: AICR. 2007.
[3] Libro Bianco sul latte e i prodotti lattiero caseari. Analisi delle conoscenze scientifiche e considerazioni sul valore del consumo di latte e derivati. Progetto editoriale Assolatte con la partecipazione di: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), anche in qualità di coordinatore degli Autori; Istituto Superiore di Sanità (ISS); Società Italiana di Gastroenterologia (SIGE); Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI); Società Italiana di Pediatria; Società Italiana di Medicina Interna (SIMI); Ministero della Salute.
[4] Cavalli Sforza, L. and F. Cavalli Sforza, Evoluzione genetica e culturale, in Treccani.it2010.


4 apr 2016

Noci Brasiliane



La Bertholletia excelsa, comunemente conosciuta come noce del Brasile o noce amazzonica è un grande albero amazzonico che produce forse l'unica specie nel mercato mondiale di frutta secca ottenuta esclusivamente in aree naturali, senza coltivazione da parte dell’uomo. La noce del Brasile viene raccolta durante il periodo piovoso (dicembre-marzo), da raccoglitori locali che si trasferiscono temporaneamente nella foresta, spesso con le famiglie, per la raccolta del frutto. Ciò che consumiamo sono in realtà i semi dei frutti di questo albero che quando sono mature cadono a terra spontaneamente e così vengono raccolte con facilità. 

Le noci brasiliane, come la maggior parte di tutta la frutta secca, contengono una buona quantità di vitamine, antiossidanti e sali minerali e hanno un elevato contenuto calorico (pari a 656 calorie circa per 100 grammi di prodotto). Sono una fonte di acido oleico che aiuta a ridurre il colesterolo “cattivo” e ad innalzare i livelli di colesterolo “buono”[1].
Le noci brasiliane sono considerate una buona fonte di vitamina E, infatti ne contengono circa 7,87 mg ogni 100 grammi e di selenio (1917 microgrammi per 100 grammi di prodotto, ben oltre le dosi giornaliere raccomandate). La vitamina E è un potente antiossidante liposolubile e Il selenio è un elemento che agisce, principalmente, come componente dell'enzima antiossidante glutatione perossidasi, che a sua volta opera insieme alla vitamina E nel prevenire i danni prodotti dai radicali liberi alle membrane cellulari. Un apporto adeguato di selenio aiuta anche a prevenire problemi cardiovascolari e aiuta i capelli a crescere forti e sani; sembra inoltre svolgere un ruolo antagonista nei confronti dei metalli pesanti, come il mercurio, il cadmio e l'argento.
Le noci brasiliane sono anche una fonte eccellente di vitamine del gruppo B, come tiamina, riboflavina, niacina e vitamina B6 le quali sono fondamentali, tra altre cose, per il normale funzionamento del fegato e del sistema nervoso, ma innanzitutto sono importanti per la trasformazione dei carboidrati in glucosio e per il metabolismo dei lipidi e delle proteine. Oltre al selenio, alle vitamine del gruppo B e alla vitamina E le noci brasiliane presentano buoni livelli di sali minerali (rame, magnesio, manganese, potassio, calcio, ferro, fosforo e zinco).
ATTENZIONE: le noci del Brasile contengono piccole quantità di radio. Sebbene la quantità di radio, un elemento radioattivo, sia molto piccola, circa 1-7 pCi/g (40-260 Bq/kg), e la maggior parte di esso non venga trattenuta dal corpo, questa è 1.000 volte superiore che in altri alimenti. Secondo l’Università Associate di Oak Ridge, questo non è dovuto a elevati livelli di radio nel terreno, ma all'apparato radicale molto esteso.[2]  Inoltre chi è allergico al mango, agli anacardi, ai pistacchi o ad altre noci potrebbe andare incontro a reazioni allergiche.
  





23 mar 2016

Il mio punto di vista sul "Referendum Trivelle"


Il 17 aprile siamo chiamati a votare per il "Referendum Trivelle", le motivazioni promosse per questa consultazione popolare riguarderebbero le conseguenze ambientali e i presunti contraccolpi sul turismo derivanti di un maggiore sfruttamento degli idrocarburi.
Il referendum è stato voluto da 9 Regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto e non propone un alt immediato o generalizzato, chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. La domanda che si troverà stampata sulle schede è:

"Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c'è ancora gas o petrolio?"

Dunque chi vorrà eliminare le trivelle dai mari italiani dovrà votare sì, chi vorrà che le trivelle continuino a fare il loro lavoro in Italia anche dopo la scadenza delle concessioni dovrà votare no.
Un'amica mi ha mandato un articolo molto interessante a  riguardo che può essere d'aiuto per farsi strada tra le tante informazioni, ma soprattutto tra le tante cattive informazioni/disinformazioni, spero che lo possiate trovare utile come l'ho trovato utile io.

http://www.meteoweb.eu/2016/03/referendum-trivelle-una-geologa-ecco-perche-io-non-andro-a-votare-e-se-proprio-fossi-costretta-voterei-no/653980/

Devo ammettere che non sono una sostenitrice del "si" in quanto, da ignorante in materia, ho pensato che l'Italia non è pronta a sostenere il fabbisogno di energia del paese con le sole energie eco-sostenibili, comunque vi segnalo un link con le ragioni dei "si" e quelle dei "no".
http://www.iltempo.it/economia/2016/03/22/ecco-cos-e-il-referendum-sulle-trivelle-1.1521617

In oltre, se volete leggere delle "motivazioni politiche" vi consiglio anche:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/22/referendum-trivelle-il-ministro-dellambiente-galletti-se-voto-voto-no-questa-consultazione-e-ideologica/2571568/




16 feb 2016

Troppo glutine negli alimenti a base di grano - la celiachia




La celiachia (intolleranza al glutine) ha avuto una forte una crescita negli ultimi venti anni; eppure il grano e i suoi derivati (pane, pasta, biscotti …) sono sempre esistiti!  Come spesso accade la colpa è imputabile all'uomo; una volta l’Italia era al primo posto nella produzione di grani di ottima qualità (Senatore Cappelli, Verna, Preco) ma la sconfitta dell’agricoltura “tradizionale” a favore di una più "industrializzata"  ha ridotto notevolmente la produzione dei nostri cereali.
Il grano utilizzato per pasta e pane viene quasi tutto dal medio oriente (perché meno costoso) ed è un grano di cui non è “ricostruibile” la filiera, di conseguenza mi viene spontaneo chiedermi: quali pesticidi e/o diserbanti sono stati usati? I concimi impiegati sono naturali? Ad esempio molte coltivazioni utilizzato l’azoto per migliorare la crescita dei prodotti (non so se vi è mai capitato di comprare spinaci con foglie molto gradi, direi quasi esagerate, ecco in quel caso è molto probabile che sia stato utilizzato l’azoto per rendere le foglie così grandi). Per quanto riguarda il grano usare troppo azoto per concimare porta lo stesso ad avere spighe più grandi ma con una percentuale di glutine non più del fisiologico 12% bensì del 18%. Questo 6% in più è rappresentato da frazioni tossiche di glutine che spingono alla celiachia quei soggetti più “sensibili”. Ma cos'è la celiachia? È un’infiammazione cronica dell'intestino tenue, scatenata dall'ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti.[1]   La Celiachia è caratterizzata da un quadro clinico molto variabile da soggetto a soggetto, che va dalla diarrea con marcato dimagrimento, a sintomi extra-intestinali, alla associazione con altre malattie autoimmuni. A differenza della semplice allergia al grano, la Celiachia non è indotta dal contatto epidermico con il glutine, ma esclusivamente dalla sua ingestione. La Celiachia non trattata può portare a complicanze anche gravi, come il linfoma intestinale. La dieta senza glutine è l’unica terapia disponibile per i soggetti celiaci. La completa esclusione del glutine dalla dieta non è facile da realizzare: i cereali non permessi ai celiaci si ritrovano in numerosi prodotti alimentari (in oltre il glutine viene impiegato anche in alimenti dove "naturalmente" non è presente come prosciutto cotto, caramelle, lieviti ...) ed il rischio di contaminazione accidentale da glutine è spesso presente nei processi di lavorazione dell’industria alimentare. L’Associazione Italiana Celiachia ha stilato un prontuario delle aziende che producono alimenti “gluten free”, in oltre molti prodotti riportano il marchio della spiga "barrata" per facilitare il riconoscimento degli alimenti senza glutine. 


[1] http://www.celiachia.it
 




Desideri Magazine e Swiffer

Ciao, oggi vi parlerò di un progetto al quale sto partecipando con il Club dei Desideri.
Sono iscritta già da diversi anni nei quali ho avuto la possibilità di testare diversi prodotti.
Attualmente sto partecipando alla campagna Swiffer. I progetti del Club dei Desideri si basano sul principio di uno "scambio", ricevi una confezione del prodotto per te e dei campioni omaggio da consegnare ad amici, parenti, colleghi, conoscenti ... in cambio bisogna compilare dei questionari e dei resoconti con dei feedback per l'azienda. Alla fine del progetto, i resoconti e i questionari inviati serviranno a quantificare quanti passaparola sui prodotti Swiffer sono stati generati e cosa ne pensano le persone che ne sono venute a conoscenza.
Come dicevo prima ho potuto provare Swiffer Duster grazie all'invio, direttamente a casa mia di un kit, i campioni da consegnare contengono un piumino e un'impugnatura di plastica da inserire all'interno di ogni piumino. Swiffer è semplice da montare e ogni piumino può essere usato più volte. Io personalmente dopo ogni utilizzo lo "sbatto" un po' contro il muro del balcone per far cadere un po' di polvere.. Lo utilizzo su diverse superfici (mobili, termosifoni, mensole, specchi e porte) e il risultato è davvero ottimo: la  polvere è letteralmente catturata dal piumino.
Nel kit che mi è stato inviato ci sono anche dei buoni sconto per l'acquisto della scopa swiffer, un'ottima alleata per chi ha degli amici a quattro zampe a casa.