17 mag 2016

Le marche di cioccolato che schiavizzano i bambini

Si sente parlare molto spesso di come alcune multinazionali siano considerate il male del mondo. Secondo me tra le peggiori ci sono quelle "grandi marche" che sfruttano il lavoro dei bambini. 
Nel settembre 2015 è stata presentata un’azione giudiziaria contro Mars,  Nestlè e  Hershey con la motivazione che stavano ingannando i consumatori che inconsapevolmente stavano finanziando il lavoro schiavo infantile in Africa Occidentale. Nel documentario Slavery: A Global Investigation (http://topdocumentaryfilms.com/slavery-a-global-investigation/) si possono vedere le interviste fatte ad alcuni bambini che sono stati liberati, i quali hanno raccontato la loro terribile esperienza.

Aly Diabate, uno dei bambini liberati, ha raccontato:
 “Essere picchiato faceva parte della mia vita. Quando ti mettevano addosso i sacchi (di chicchi di cacao) e cadevano mentre li trasportavi, nessuno ti aiutava. Anzi, ti picchiavano finché non ti rialzavi”.

Nel 2001, la Food and Drug Administration aveva proposto di approvare una legislazione per l’applicazione sulle confezioni del marchio “slave free” (senza lavoro schiavo), ma prima che il provvedimento venisse votato l’industria del cioccolato, incluse Nestlé, Hershey e Mars, ha usato il suo denaro per bloccarla, promettendo però di porre fine al lavoro schiavo infantile nelle sue imprese entro il 2005. Questo avrebbe significato usare il lavoro schiavo per ancora 4 anni! Purtroppo questo importantissimo obiettivo è stato ripetutamente rimandato, al punto che si parla di eliminare tale sfruttamento nel 2020. Nel frattempo, il numero di bambini che lavorano nell'industria del cacao non è neanche diminuito, anzi, in base a un resoconto del luglio 2015 della Tulane University è aumentato del 51% tra il 2009 e il 2014[1]

Uno dei bambini liberati ha detto una frase piuttosto scioccante, che rende l'idea di quello che sono costretti a passare:
 “godete di qualcosa che è stato fatto con la mia sofferenza. Ho lavorato sodo per loro, senza alcun beneficio. State mangiando la mia carne”.

La situazione è stata denunciata da diverse testate giornalistiche tra cui: The Guardian, Daily Mail, Huffington Post, BBc ... Il Daily Mail ha sottolineato che i bambini impiegati in questa industria utilizzano anche strumenti e macchinari pericolosi con grandi lame (ovviamente senza dispositivi di sicurezza), portano i chicchi di cacao su lunghe distanze, lavorano per molte ore e sono esposti a pesticidi e ad altre sostanze chimiche pericolose senza indumenti protettivi. Secondo l’Huffington Post, le violazioni dei diritti dei bambini sono alla base di oltre il 70% della produzione mondiale di cacao. In base a un rapporto investigativo della BBC, centinaia di migliaia di bambini vengono comprati o rapiti e poi portati in Costa d’Avorio, il più grande produttore mondiale di cacao, dove vengono schiavizzati nelle piantagioni. Spesso i loro genitori vengono ingannati con la promessa che i loro figli andranno a lavorare in un paese lontano per poter mandare loro i soldi guadagnati, ma nella maggior parte dei casi non è così. I bambini non vengono pagati, non ricevono educazione, sono malnutriti e spesso non rivedranno più le proprie famiglie. 

Secondo le indagini condotte le 7 marche di cioccolato che utilizzano cacao proveniente dal lavoro schiavo infantile sono:

Hershey
Mars
Nestlè
ADM Cocoa
Godiva
Fowler’s Chocolate
Kraft

A questo punto mi viene spontaneo dire che prima di mangiare un pezzo di cioccolata sarebbe bene informarsi su come e da chi è stato prodotto, e soprattutto sul "lavoro" di chi.


[1]http://www.childlaborcocoa.org/images/Payson_Reports/Tulane%20University%20-%20Survey%20Research%20on%20Child%20Labor%20in%20the%20Cocoa%20Sector%20-%2030%20July%202015.pdf


5 mag 2016

Il latte fa bene o fa male?

In rete circolano molte notizie a sostegno della tesi che il latte faccia male. Proviamo a capirne di più. Alcune delle tesi maggiormente supportate negli articoli che sostengo che il latte sia un alimento dannosa affermano che:
1. l’uomo è l’unico essere vivente che continua a bere il latte anche dopo lo svezzamento; per gli altri mammiferi dopo quella fase dello sviluppo il latte diventa un alimento nocivo
2.  l’apporto di calcio proveniente dal latte vaccino può essere assorbito anche da fonti vegetali, di conseguenza il latte è un alimento facilmente sostituibile
3. l’assunzione di calcio proveniente dal latte non è fondamentale per il benessere delle ossa e per la prevenzione dell’osteoporosi
4. la caseina contenuta nel latte vaccino ha un effetto cancerogeno (soprattutto in riferimento al cancro alla prostata) e dà una dipendenza psico-fisica paragonabile a quella degli oppiacei 
Tutte accuse molto gravi che legittimano la domanda: Il latte vaccino fa male? Cerchiamo di capire cos'è e come è composto il latte. 
Secondo il R.D. 9/5/29 n. 994 e successive modifiche il latte alimentare è il prodotto ottenuto dalla mungitura regolare, ininterrotta e completa di animali in buono stato di salute e nutrizione; ovviamente rientra in questa definizione legale di latte alimentare, cioè quello destinato all'alimentazione umana, anche il latte vaccino. Sebbene il latte si possa ottenere anche dalla mungitura di altri animali come pecore, capre od asine, il latte vaccino è il più conveniente da produrre anche grazie alle tecnologie di mungitura costantemente migliorate nel corso degli anni. Sebbene ogni vacca abbia una composizione del latte diversa, a seconda di quello che mangia, il latte proveniente da tutte le vacche viene mescolato, ottenendo così una composizione media che si aggira intorno ai seguenti valori:
1. acqua per l’87,5% circa
2. proteine, tra cui la più rappresentativa è la caseina per il 3,5%
3. lipidi per il 3,5% 
4. zuccheri, in particolare il lattosio, per il 5% circa
5. sali minerali per l’1% circa (prevalentemente calcio)
Il contenuto in lipidi può variare, e in base alla sua percentuale abbiamo il latte intero tra il 2% e il 4% di grassi o il latte di alta qualità (oltre il 4%). Le scremature (parzialmente scremato, scremato) sono tecniche industriali che vengono applicate dopo la mungitura per ridurre il tenore dei grassi. Le mucche più "usate" dagli allevatori sono le Frisone, ma sono animali “standard” tenuti sempre nelle stalle, con un latte monocorde vista la loro monotona alimentazione, mais e soia. Diversi sono invece gli allevamenti di Podoliche, antiche mucche che hanno continuamente bisogno di pascolare, che hanno un latte con un sapore che richiama i profumi e i sapori delle migliaia di erbe con cui si nutrono: tarassaco, cicerbite, crespigni, gramigna, nulla a che fare con i pastoni preconfezionati di mais e soia. Parlando delle caratteristiche nutrizionali, abbiamo parlato anche di lattosio, cioè lo zucchero più importante del latte. Il lattosio viene sintetizzato direttamente dalla mammella della vacca, che prende i componenti dal sangue, ed ha funzione energetica. Il lattosio è anche presente nel latte materno, e tutti i bambini sono in grado di digerirlo grazie ad un enzima, la lattasi, che è in grado di scinderlo. In alcune persone, però, con l’adolescenza, questo enzima smette di essere prodotto: se manca, il lattosio non viene scisso e arriva nell'intestino crasso dove viene utilizzato come zucchero alimentare dai batteri e questo porta alla loro proliferazione e alla fermentazione dello zucchero, che crea irritazione e dolore intestinale, oltre che diarrea: questo processo da vita all'intolleranza al lattosio, di conseguenza l’individuo non è in grado di digerire il latte e i suoi prodotti derivati (formaggi, yogurt, gelati a base di latte …)

ATTENZIONE: L’intolleranza è una condizione che deve essere verificata da un medico tramite appositi test ed esami del sangue.

Esistono diverse alternative vegetali al latte, le quali sono consumate da chi segue una dieta vegana, e da chi è intollerante al lattosio. Chiariamo però che, come stabilito recentemente dall'UE, il latte vegetale non si può chiamare latte in quanto è di fatto un altro prodotto, spesso più grasso e con proteine (tranne quello di soia) di minor qualità nutrizionale rispetto al latte vaccino, e questo può portare a carenze nutrizionali specialmente nei bambini. Esistono diversi tipi di latte vegetale: di soia, di nocciola, di mandorla, di avena, di riso, che sono più digeribili ma non hanno il calcio. Una ricerca condotta presso il Saint Michael’s Hospital e che ha coinvolto più di 4 mila bimbi, in età tra 1 e 6 anni, ha confermato come le recenti abitudini “salutiste” di sostituire il latte vaccino con altre bevande vegetali, in realtà dovrebbero essere abbandonate per non incorrere in problematiche di carenze vitaminiche a danno dei bambini. Secondo lo studio, pubblicato sul Canadian Medical Association Journal, infatti, mentre il latte vaccino è ricco di vitamina D e calcio, questi nutrienti non risultano essere presenti nelle altre varianti di latte in commercio. Dalle analisi condotte dai ricercatori, inoltre, è emerso come una tazza di latte non vaccino predispone una riduzione del 5% nei livelli di vitamina D presenti nel sangue al confronto di chi, invece, consuma regolarmente del latte vaccino [1].
Tornando alle molte accuse rivolte al latte sembra che, anche se in molti siti si legge spesso “molte ricerche scientifiche”, “gli ultimi studi” (senza però la citazione di queste ricerche e/o studi), tali accuse siano prive di ricerche scientifiche che le supportino. Il rapporto dell’istituto di ricerca sul cancro, l’American Institute for Cancer Research [2], ha redatto un documento sulla relazione esistente fra alimentazione e cancro condivisa da tutta la comunità scientifica mondiale. Questa pubblicazione afferma che <<non c’è alcun legame fra una corretta e moderata assunzione giornaliera di derivati del latte e l’insorgenza del cancro. Addirittura è probabile che una dose adeguata di latticini prevenga il cancro al colon. I rischi, sempre basati su un dato probabilistico, si presenterebbero solo in caso di assunzioni superiori a 1,25 l di latte al giorno, che potrebbero causare insorgenze di tumori alla prostata>> (no che causano sicuramente). Di conseguenza bere latte equilibratamente, 2/3 porzioni al giorno come suggerito da nutrizionisti esperti, non solo non fa male, ma risulta addirittura una protezione per uno dei tumori ad altissima incidenza nella nostra società, il cancro al colon, secondo solo al tumore alla mammella.
Per quanto riguarda invece l’apporto di calcio, è vero che il latte non è l’unico alimento da cui si può assorbire questo elemento, infatti alcuni vegetali come broccoli o fagioli sono una fonte alternativa da cui attingere calcio, ma non possono sostituire completamente quello derivante dal latte, anche perché il calcio presente nel latte viene assorbito più facilmente dall'organismo rispetto a quello presente in altri alimenti. Dagli approfondimenti tratti dal “Libro bianco sul latte e i prodotti lattiero caseari” [3], si evince inoltre la stretta correlazione fra la diminuzione di apporto di calcio e l’incidenza di fratture ossee dovute a una carenza di minerali. Il calcio, infatti, al contrario di quanto sostenuto da chi dichiara che il latte vaccino fa male, resta un elemento fondamentale per la prevenzione dell’osteoporosi in età adulta.
Quindi, nonostante possa risultare strano che l’uomo sia l’unico mammifero che continua a bere latte dopo la fase dello svezzamento, come sostiene il Dott. Cavalli Sforza [4], illustre genetista, questo è solo un vantaggio che l’essere umano è riuscito a guadagnare nel lungo corso della sua evoluzione genetica. D’altronde l’essere umano è anche l’unico mammifero che cuoce i cibi e li combina tra loro (pasta, pane, zuppe, creme …), di questo però non ci meravigliamo!


[1] http://www.laricercascientifica.it/ricerca-neonati/il-latte-vaccino-fa-male/1865
[2] World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research. Food, nutrition, physical activity, and the prevention of cancer: a global perspective. Washington, DC: AICR. 2007.
[3] Libro Bianco sul latte e i prodotti lattiero caseari. Analisi delle conoscenze scientifiche e considerazioni sul valore del consumo di latte e derivati. Progetto editoriale Assolatte con la partecipazione di: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), anche in qualità di coordinatore degli Autori; Istituto Superiore di Sanità (ISS); Società Italiana di Gastroenterologia (SIGE); Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI); Società Italiana di Pediatria; Società Italiana di Medicina Interna (SIMI); Ministero della Salute.
[4] Cavalli Sforza, L. and F. Cavalli Sforza, Evoluzione genetica e culturale, in Treccani.it2010.


4 apr 2016

Noci Brasiliane



La Bertholletia excelsa, comunemente conosciuta come noce del Brasile o noce amazzonica è un grande albero amazzonico che produce forse l'unica specie nel mercato mondiale di frutta secca ottenuta esclusivamente in aree naturali, senza coltivazione da parte dell’uomo. La noce del Brasile viene raccolta durante il periodo piovoso (dicembre-marzo), da raccoglitori locali che si trasferiscono temporaneamente nella foresta, spesso con le famiglie, per la raccolta del frutto. Ciò che consumiamo sono in realtà i semi dei frutti di questo albero che quando sono mature cadono a terra spontaneamente e così vengono raccolte con facilità. 

Le noci brasiliane, come la maggior parte di tutta la frutta secca, contengono una buona quantità di vitamine, antiossidanti e sali minerali e hanno un elevato contenuto calorico (pari a 656 calorie circa per 100 grammi di prodotto). Sono una fonte di acido oleico che aiuta a ridurre il colesterolo “cattivo” e ad innalzare i livelli di colesterolo “buono”[1].
Le noci brasiliane sono considerate una buona fonte di vitamina E, infatti ne contengono circa 7,87 mg ogni 100 grammi e di selenio (1917 microgrammi per 100 grammi di prodotto, ben oltre le dosi giornaliere raccomandate). La vitamina E è un potente antiossidante liposolubile e Il selenio è un elemento che agisce, principalmente, come componente dell'enzima antiossidante glutatione perossidasi, che a sua volta opera insieme alla vitamina E nel prevenire i danni prodotti dai radicali liberi alle membrane cellulari. Un apporto adeguato di selenio aiuta anche a prevenire problemi cardiovascolari e aiuta i capelli a crescere forti e sani; sembra inoltre svolgere un ruolo antagonista nei confronti dei metalli pesanti, come il mercurio, il cadmio e l'argento.
Le noci brasiliane sono anche una fonte eccellente di vitamine del gruppo B, come tiamina, riboflavina, niacina e vitamina B6 le quali sono fondamentali, tra altre cose, per il normale funzionamento del fegato e del sistema nervoso, ma innanzitutto sono importanti per la trasformazione dei carboidrati in glucosio e per il metabolismo dei lipidi e delle proteine. Oltre al selenio, alle vitamine del gruppo B e alla vitamina E le noci brasiliane presentano buoni livelli di sali minerali (rame, magnesio, manganese, potassio, calcio, ferro, fosforo e zinco).
ATTENZIONE: le noci del Brasile contengono piccole quantità di radio. Sebbene la quantità di radio, un elemento radioattivo, sia molto piccola, circa 1-7 pCi/g (40-260 Bq/kg), e la maggior parte di esso non venga trattenuta dal corpo, questa è 1.000 volte superiore che in altri alimenti. Secondo l’Università Associate di Oak Ridge, questo non è dovuto a elevati livelli di radio nel terreno, ma all'apparato radicale molto esteso.[2]  Inoltre chi è allergico al mango, agli anacardi, ai pistacchi o ad altre noci potrebbe andare incontro a reazioni allergiche.
  





23 mar 2016

Il mio punto di vista sul "Referendum Trivelle"


Il 17 aprile siamo chiamati a votare per il "Referendum Trivelle", le motivazioni promosse per questa consultazione popolare riguarderebbero le conseguenze ambientali e i presunti contraccolpi sul turismo derivanti di un maggiore sfruttamento degli idrocarburi.
Il referendum è stato voluto da 9 Regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto e non propone un alt immediato o generalizzato, chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. La domanda che si troverà stampata sulle schede è:

"Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c'è ancora gas o petrolio?"

Dunque chi vorrà eliminare le trivelle dai mari italiani dovrà votare sì, chi vorrà che le trivelle continuino a fare il loro lavoro in Italia anche dopo la scadenza delle concessioni dovrà votare no.
Un'amica mi ha mandato un articolo molto interessante a  riguardo che può essere d'aiuto per farsi strada tra le tante informazioni, ma soprattutto tra le tante cattive informazioni/disinformazioni, spero che lo possiate trovare utile come l'ho trovato utile io.

http://www.meteoweb.eu/2016/03/referendum-trivelle-una-geologa-ecco-perche-io-non-andro-a-votare-e-se-proprio-fossi-costretta-voterei-no/653980/

Devo ammettere che non sono una sostenitrice del "si" in quanto, da ignorante in materia, ho pensato che l'Italia non è pronta a sostenere il fabbisogno di energia del paese con le sole energie eco-sostenibili, comunque vi segnalo un link con le ragioni dei "si" e quelle dei "no".
http://www.iltempo.it/economia/2016/03/22/ecco-cos-e-il-referendum-sulle-trivelle-1.1521617

In oltre, se volete leggere delle "motivazioni politiche" vi consiglio anche:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/22/referendum-trivelle-il-ministro-dellambiente-galletti-se-voto-voto-no-questa-consultazione-e-ideologica/2571568/




16 feb 2016

Troppo glutine negli alimenti a base di grano - la celiachia




La celiachia (intolleranza al glutine) ha avuto una forte una crescita negli ultimi venti anni; eppure il grano e i suoi derivati (pane, pasta, biscotti …) sono sempre esistiti!  Come spesso accade la colpa è imputabile all'uomo; una volta l’Italia era al primo posto nella produzione di grani di ottima qualità (Senatore Cappelli, Verna, Preco) ma la sconfitta dell’agricoltura “tradizionale” a favore di una più "industrializzata"  ha ridotto notevolmente la produzione dei nostri cereali.
Il grano utilizzato per pasta e pane viene quasi tutto dal medio oriente (perché meno costoso) ed è un grano di cui non è “ricostruibile” la filiera, di conseguenza mi viene spontaneo chiedermi: quali pesticidi e/o diserbanti sono stati usati? I concimi impiegati sono naturali? Ad esempio molte coltivazioni utilizzato l’azoto per migliorare la crescita dei prodotti (non so se vi è mai capitato di comprare spinaci con foglie molto gradi, direi quasi esagerate, ecco in quel caso è molto probabile che sia stato utilizzato l’azoto per rendere le foglie così grandi). Per quanto riguarda il grano usare troppo azoto per concimare porta lo stesso ad avere spighe più grandi ma con una percentuale di glutine non più del fisiologico 12% bensì del 18%. Questo 6% in più è rappresentato da frazioni tossiche di glutine che spingono alla celiachia quei soggetti più “sensibili”. Ma cos'è la celiachia? È un’infiammazione cronica dell'intestino tenue, scatenata dall'ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti.[1]   La Celiachia è caratterizzata da un quadro clinico molto variabile da soggetto a soggetto, che va dalla diarrea con marcato dimagrimento, a sintomi extra-intestinali, alla associazione con altre malattie autoimmuni. A differenza della semplice allergia al grano, la Celiachia non è indotta dal contatto epidermico con il glutine, ma esclusivamente dalla sua ingestione. La Celiachia non trattata può portare a complicanze anche gravi, come il linfoma intestinale. La dieta senza glutine è l’unica terapia disponibile per i soggetti celiaci. La completa esclusione del glutine dalla dieta non è facile da realizzare: i cereali non permessi ai celiaci si ritrovano in numerosi prodotti alimentari (in oltre il glutine viene impiegato anche in alimenti dove "naturalmente" non è presente come prosciutto cotto, caramelle, lieviti ...) ed il rischio di contaminazione accidentale da glutine è spesso presente nei processi di lavorazione dell’industria alimentare. L’Associazione Italiana Celiachia ha stilato un prontuario delle aziende che producono alimenti “gluten free”, in oltre molti prodotti riportano il marchio della spiga "barrata" per facilitare il riconoscimento degli alimenti senza glutine. 


[1] http://www.celiachia.it
 




Desideri Magazine e Swiffer

Ciao, oggi vi parlerò di un progetto al quale sto partecipando con il Club dei Desideri.
Sono iscritta già da diversi anni nei quali ho avuto la possibilità di testare diversi prodotti.
Attualmente sto partecipando alla campagna Swiffer. I progetti del Club dei Desideri si basano sul principio di uno "scambio", ricevi una confezione del prodotto per te e dei campioni omaggio da consegnare ad amici, parenti, colleghi, conoscenti ... in cambio bisogna compilare dei questionari e dei resoconti con dei feedback per l'azienda. Alla fine del progetto, i resoconti e i questionari inviati serviranno a quantificare quanti passaparola sui prodotti Swiffer sono stati generati e cosa ne pensano le persone che ne sono venute a conoscenza.
Come dicevo prima ho potuto provare Swiffer Duster grazie all'invio, direttamente a casa mia di un kit, i campioni da consegnare contengono un piumino e un'impugnatura di plastica da inserire all'interno di ogni piumino. Swiffer è semplice da montare e ogni piumino può essere usato più volte. Io personalmente dopo ogni utilizzo lo "sbatto" un po' contro il muro del balcone per far cadere un po' di polvere.. Lo utilizzo su diverse superfici (mobili, termosifoni, mensole, specchi e porte) e il risultato è davvero ottimo: la  polvere è letteralmente catturata dal piumino.
Nel kit che mi è stato inviato ci sono anche dei buoni sconto per l'acquisto della scopa swiffer, un'ottima alleata per chi ha degli amici a quattro zampe a casa.



22 gen 2016

Curcuma

Mi è stato chiesto di scrivere un post sulle proprietà della curcuma e quindi eccomi qui!

Il nome scientifico è curcuma longa ed è una pianta erbacea, perenne, rizomatosa della famiglia delle Zingiberacee. Originaria dell'Asia sud-orientale e largamente impiegata come spezia soprattutto nella cucina indiana, medio-orientale, tailandese e di altre aree dell'Asia, la pianta della curcuma è caratterizzata da foglie lunghe a forma ovale, mentre i fiori sono raccolti in spighe. Il suo nome deriva dalla lingua persiana-indiana e precisamente dalla parola Kour Koum, che significa zafferano, infatti la curcuma è anche nota col nome di zafferano delle Indie. I suoi rizomi, cioè le parti della pianta che contengono i principi attivi,  vengono fatti bollire per diverse ore e in seguito fatti seccare in grandi forni, dopodiché vengono schiacciati  fino ad ottenere una polvere  giallo-arancione (il colore è dovuto alla presenza della curcumina) che viene comunemente utilizzata come spezia in cucina. La composizione chimica della curcuma è la seguente: proteine, acqua, grassi, fibre, zuccheri (saccarosio, destrosio e fruttosio) e ceneri; i minerali sono: calcio, sodio, potassio, fosforo, magnesio, ferro, zinco, selenio, manganese e rame; le vitamine sono: B1, B2, B3, B6, vitamina C, vitamina E, K e J. La curcuma contiene centinaia di componenti tuttavia l’attenzione degli studiosi si è concentrata su uno in particolare: la curcumina. In commercio la sì può trovare pura  e come ingrediente principale del curry. È una spezia con grandi proprietà medicamentose, in special modo quelle antinfiammatoria. Quanto alle proprietà salutari, sono state indagate quando alcuni ricercatori si sono accorti di una diversa incidenza di alcune malattie nelle zone di consumo abituale delle spezie. La curcumina, sembra influire sulla modulazione dello stato infiammatorio che è alla base di obesità, diabete, disturbi cardiovascolari e tumori. Negli esperimenti sugli animali si è visto che  la curcumina influirebbe sull’insorgenza di queste malattie anche con un’azione diretta su fegato e pancreas. Esperienze sugli uomini hanno evidenziato un calo  di zuccheri nel sangue in soggetti diabetici, un aumento del colesterolo HDL a scapito di quello LDL (vedi post “Il colesterolo cattivo” del 6/7/2015) e in persone  con aterosclerosi una diminuzione dei livelli di fibrinogeno[1]  nel sangue, con conseguente minor rischio di trombi. In oltre, in merito ai tumori, si pensa che la curcumina (date le sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie) potrebbe avere un qualche effetto positivo dato lo stretto legame del cancro con lo stato infiammatorio alterato e lo stress ossidativo. Si pensa anche che possa influire rallentando lo sviluppo tumorale[2]. Per quanto riguarda il suo utilizzo sembra essere sufficiente utilizzarne un paio di cucchiaini da caffè al giorno; si può aggiungere a fine cottura su primi, secondi e contorni (ma anche durante la loro preparazione) oppure si può aggiungere a vari tipi di yogurt o farne delle salse. È importante ricordare che per facilitarne l’assorbimento è indispensabile l’abbinamento a qualche grasso, come l’olio d’oliva, il burro, il latte ecc…


[1] Il fibrinogeno, o fattore I della coagulazione, è una glicoproteina plasmatica sintetizzata dal fegato con lo scopo di favorire l'emostasi (coagulazione del sangue).